di Rocco PanettaLeggi l'articolo completo su Agenda Digitale. La settimana che stiamo vivendo verrà certamente ricordata come una delle più significative dell’ultimo anno. Da una parte lo stop and go sulla somministrazione dei vaccini Astrazeneca e dall’altra la proposta presentata dalla Commissione Europea per la creazione di un “Digital Green Certificate” (“passaporto vaccinale”, anche se come vedremo è definizione impropria), che rappresenta uno dei primi, veri, antefatti di ritorno alla normalità. Per poter tornare a viaggiare; con gli ovvi impatti non solo sulla libertà personale ma anche sull’economia dell’Europa. La Presidente della Commissione UE Ursula von der Leyen, che aveva annunciato l’intervento legislativo con un tweet appena qualche settimana fa, ha fatto dunque subito seguire alle parole i fatti, mettendo sul tavolo una proposta di regolamento che dovrà ora passare al vaglio di Parlamento europeo e Consiglio. ...

Vincenzo Tiani, Partner di Panetta & Associati dalla sede di Bruxelles, modererà l'incontro sull'uso del Riconoscimento Facciale per la sorveglianza di massa alla Milano Digital Week.Il panel, Città sotto sorveglianza, si terrà Venerdì alle 16:00 online QUI.Tra gli ospiti anche:Matteo Navacci, Co-Fondatore Privacy NetworkLaura Carrer, ricercatrice presso l'Hermes Center for Transparency and Digital Human Rights e giornalista freelance Il riconoscimento facciale è una tecnologia sempre più usata sia nel pubblico che nel privato. L'idea è semplice: renderci tutti identificabili in tempo reale dalle macchine. Gli scopi sono infiniti: controllo sociale, polizia predittiva, background check, accesso a servizi pubblici - fino ad arrivare a inquietanti scenari di valutazione dello stato emotivo e psicologico. Ma che impatto ha tutto questo sullo spazio pubblico e le nostre città? Parleremo di come il riconoscimento facciale rischia di indebolire le nostre democrazie e comprimere i nostri diritti fondamentali, con particolare attenzione alla situazione italiana, insieme ai promotori italiani della campagna #ReclaimYourFace. ...

di Rocco PanettaLeggi l'articolo completo su Agenda Digitale. A un anno dalle prime manifestazioni della pandemia da covid-19 nel nostro Paese, il dibattito sui passaporti e pass vaccinali tocca il cuore del diritto, nel punto in cui si trova anche il confine con l’etica. Ecco perché serve una legge condivisa per garantire rispetto delle garanzie e dei meccanismi costituzionali. L’attuale discussione, in Italia e in Europa, attorno a passaporti e pass vaccinali rappresenta un importante punto di svolta per tornare a interrogarsi sui delicati equilibri, in primis di rango costituzionale, che la pandemia da Covid-19 sta mettendo a dura prova. Una pandemia di cui un anno fa, esattamente in queste settimane, abbiamo iniziato a conoscere la forza bruta e che ancora oggi ci assedia e ci mortifica. In quegli stessi giorni sono state adottate anche le prime misure restrittive, limitazioni e regole che in buona parte siamo chiamati ancora oggi a rispettare e che in alcuni casi sono ormai divenute delle odiose (ma tuttora necessarie) abitudini. Proprio in quel periodo, con un articolo scritto per questa testata, rispondevo all’invito del direttore Alessandro Longo provando a prendere posizione sulle delicate sfide giuridiche ed etiche che si prospettavano all’orizzonte. Il quadro che dipinsi era proprio quello di un vero e proprio stress test della nostra Costituzione. Una prova di resistenza manifestatasi (anche) nella dialettica tra diritto alla salute e diritto alla protezione dei dati personali emersa nel dibattito sull’impiego di app per il tracciamento dei contagi. Venendo al tema dei pass e dei passaporti vaccinali, a livello europeo, Ursula von der Leyen ha dato notizia dell’imminente presentazione di una proposta legislativa per un “Digital Green Pass” che dovrebbe consentire di provare di essere stati vaccinati, potendo altresì fornire sia il risultato dei test per quanti non abbiano ancora potuto ricevere un vaccino, sia le informazioni sulla guarigione dal virus.  ...

di Rocco Panetta Nelle ultime settimane, i grandi colossi del web si sono trovati al centro di una tempesta perfetta. Dai drammatici momenti a Capitol Hill – con il successivo ban dell’ex presidente Trump dalle principali piattaforme social – alla grande polemica attorno alle modifiche all’informativa privacy di WhatsApp. Per mano della nostra Autorità Garante sono poi arrivati anche il blocco di Tik Tok e l’apertura di un fascicolo su altri social network. Fino ad arrivare oggi agli scontri in Australia tra Governo (e editori) e Google/Facebook, per una legge che prova a dirottare soldi dalle big tech ai giornali. Tutte notizie che vanno interpretate nel mutato clima intorno alle big tech: pressoché tutti i Governi (Usa, in Europa, Cina…) le stanno mettendo sotto una lente, per profili privacy, antitrust e fiscali. Numerosi sondaggi (Consumer Reports, Pew Internet) rivelano che anche gli utenti diventano sospettosi e vorrebbero una regolazione più forte per le big tech. Si è infatti ormai raggiunto un punto di collasso nei rapporti tra grandi piattaforme, utenti, governi e autorità. L’emergenza coronavirus non ha fatto altro che riempiere ancor di più un bicchiere che ora sta iniziando a strabordare: se da una parte la pandemia ha confermato utilità e necessità degli strumenti digitali per la tenuta delle nostre vite e società, ha rivelato la nostra crescente dipendenza dalle big tech e ha rafforzato il loro potere, mentre crescono le diseguaglianze economiche. E adesso? Le strade percorribili per riequilibrare la bilancia che attualmente pende a favore dei giganti del web sono diverse. Abbiamo deciso di raccogliere in questo articolo alcune tra le moltissime proposte avanzate negli ultimi anni. L’auspicio è che questa breve rassegna possa diventare una sorta di bussola per muoversi tra i meandri di una tematica attuale, complessa e caratterizzata proprio dalla mancanza di risposte univoche. ...

di Rocco PanettaLeggi l'articolo su Agenda Digitale Big tech sotto la lente di ingrandimento delle autorità europee. Dopo essersi mosso con incredibile tempismo sulla vicenda WhatsApp, il nostro Garante per la protezione dei dati personali ha recentemente disposto il blocco del social network TikTok, aprendo successivamente un fascicolo anche su altre due piattaforme. Più a nord in Europa, mentre l’Autorità di controllo norvegese (Datatilsynet) ha annunciato che potrebbe comminare una sanzione da 100 milioni di corone norvegesi (pari a circa 10 milioni di euro) ad una app di dating, la Data Protection Commission irlandese, secondo alcune voci, parrebbe pronta ad irrogare una importante sanzione fino a 50 milioni di euro. Si tratta di notizie assai rilevanti (sulle quali ho già avuto occasione di esprimere qualche commento) e che probabilmente sono solo la punta di un iceberg che nei prossimi mesi vedremo pian piano emergere. Ecco perché ritengo sia fin da subito importante fare un po’ di luce su alcuni degli aspetti della normativa privacy coinvolti in queste vicende e sulle “armi” in mano alle autorità europee, che non si limitano alle sanzioni ma comprendono strumenti che potrebbero avere un potere anche più deterrente. ...

Panetta & Associati ha il grande piacere di annunciare l’apertura di un ufficio a Bruxelles nel distretto delle istituzioni comunitarie ed il contestuale ingresso di Vincenzo Tiani come resident partner della nuova sede....