di Rocco Panetta Nelle ultime settimane, i grandi colossi del web si sono trovati al centro di una tempesta perfetta. Dai drammatici momenti a Capitol Hill – con il successivo ban dell’ex presidente Trump dalle principali piattaforme social – alla grande polemica attorno alle modifiche all’informativa privacy di WhatsApp. Per mano della nostra Autorità Garante sono poi arrivati anche il blocco di Tik Tok e l’apertura di un fascicolo su altri social network. Fino ad arrivare oggi agli scontri in Australia tra Governo (e editori) e Google/Facebook, per una legge che prova a dirottare soldi dalle big tech ai giornali. Tutte notizie che vanno interpretate nel mutato clima intorno alle big tech: pressoché tutti i Governi (Usa, in Europa, Cina…) le stanno mettendo sotto una lente, per profili privacy, antitrust e fiscali. Numerosi sondaggi (Consumer Reports, Pew Internet) rivelano che anche gli utenti diventano sospettosi e vorrebbero una regolazione più forte per le big tech. Si è infatti ormai raggiunto un punto di collasso nei rapporti tra grandi piattaforme, utenti, governi e autorità. L’emergenza coronavirus non ha fatto altro che riempiere ancor di più un bicchiere che ora sta iniziando a strabordare: se da una parte la pandemia ha confermato utilità e necessità degli strumenti digitali per la tenuta delle nostre vite e società, ha rivelato la nostra crescente dipendenza dalle big tech e ha rafforzato il loro potere, mentre crescono le diseguaglianze economiche. E adesso? Le strade percorribili per riequilibrare la bilancia che attualmente pende a favore dei giganti del web sono diverse. Abbiamo deciso di raccogliere in questo articolo alcune tra le moltissime proposte avanzate negli ultimi anni. L’auspicio è che questa breve rassegna possa diventare una sorta di bussola per muoversi tra i meandri di una tematica attuale, complessa e caratterizzata proprio dalla mancanza di risposte univoche. ...

di Rocco PanettaLeggi l'articolo su Agenda Digitale Big tech sotto la lente di ingrandimento delle autorità europee. Dopo essersi mosso con incredibile tempismo sulla vicenda WhatsApp, il nostro Garante per la protezione dei dati personali ha recentemente disposto il blocco del social network TikTok, aprendo successivamente un fascicolo anche su altre due piattaforme. Più a nord in Europa, mentre l’Autorità di controllo norvegese (Datatilsynet) ha annunciato che potrebbe comminare una sanzione da 100 milioni di corone norvegesi (pari a circa 10 milioni di euro) ad una app di dating, la Data Protection Commission irlandese, secondo alcune voci, parrebbe pronta ad irrogare una importante sanzione fino a 50 milioni di euro. Si tratta di notizie assai rilevanti (sulle quali ho già avuto occasione di esprimere qualche commento) e che probabilmente sono solo la punta di un iceberg che nei prossimi mesi vedremo pian piano emergere. Ecco perché ritengo sia fin da subito importante fare un po’ di luce su alcuni degli aspetti della normativa privacy coinvolti in queste vicende e sulle “armi” in mano alle autorità europee, che non si limitano alle sanzioni ma comprendono strumenti che potrebbero avere un potere anche più deterrente. ...