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Interoperable Europe Act: così l’interoperabilità migliorerà i servizi pubblici nella Ue

L’Interoperable Europe Act nasce dall’esigenza di proporre un nuovo regolamento europeo che funga da pietra angolare per lo sviluppo di un’interoperabilità orizzontale e verticale su tutto il territorio europeo. Cosa prevede e perché rappresenta una grande opportunità di crescita e miglioramento dei servizi pubblici.

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Di Rocco Panetta

L’interoperabilità è un concetto che descrive il modo con cui sistemi o organizzazioni possono lavorare insieme tra loro al fine di raggiungere obiettivi comuni. Nel contesto pubblico, questa diventa la capacità delle pubbliche amministrazioni di cooperare, scambiarsi informazioni e offrire servizi pubblici senza particolari limiti territoriali, di settore e di organizzazione. Per i cittadini, invece, significa usufruire di servizi più efficienti come: la compilazione di moduli fiscali, il rinnovo del passaporto e la richiesta di documenti con pochi e semplici click su un portale online.

Risultati, questi, che non si ottengono attraverso strumenti meramente tecnici. Infatti, limitarsi solo alla tecnica non è sufficiente per costruire una connessione tra le amministrazioni pubbliche e per strutturare flussi di dati e servizi efficienti e altamente accessibili.

Interoperabilità, lo stress test del covid

L’Interoperable Europe Act (“IEA”)[1]  sorge dall’esigenza di proporre un nuovo regolamento europeo che funga da pietra angolare per lo sviluppo di un’interoperabilità orizzontale (tra più settori e confini nazionali) e verticale (tra più livelli amministrativi, incluse le comunità più prossime ai cittadini) su tutto il territorio europeo.

Tra le sfide che maggiormente hanno messo pressione l’Europa e spinto verso un regolamento armonico in tutti gli Stati, senza ombra di dubbio, vi è quella a cui abbiamo preso parte recentemente: la pandemia da Covid-19. La lotta alla diffusione del coronavirus, tra le altre cose, ha trascinato l’Unione e gli Stati Membri verso una “sospensione” di alcuni diritti e libertà ormai consolidati. Esemplare è stato il caso del blocco di Schengen e degli spostamenti dei cittadini all’interno del territorio dell’Unione europea. Per tale ragione, gli Stati Membri hanno dovuto prendere decisioni utili ad evitare, contemporaneamente, l’aumento vertiginoso dei contagi e il collasso dell’economia, quest’ultima strettamente connessa alla libera circolazione delle persone. Queste sono alcune delle ragioni che hanno portato alla nascita del Certificato Verde (Green Pass): un documento digitale dotato di codice 2D idoneo ad attestare, in tempo reale, la vaccinazione, guarigione o negatività da Sars-Cov-2 del singolo individuo, su tutto il territorio comunitario.

L’emissione del Certificato Verde, demandata ai singoli servizi sanitari nazionali, ha richiesto un grande lavoro di coordinamento e di condivisione di informazioni tra gli Stati Membri, al fine di garantirne la fruibilità in ogni parte del territorio dell’Unione. Da qui nasce la più recente forma di interoperabilità realizzata nell’UE in condizioni di emergenza, la quale ha dimostrato che la capacità di connettere e far lavorare insieme più amministrazioni pubbliche può essere vitale in tempi di crisi, nonché di grande aiuto per gli Stati nel rendersi più agili e veloci nell’accedere ad informazioni provenienti da più settori e più livelli amministrativi.


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