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Tommaso Mauro nel team che ha portato alla dichiarazione di illegittimità del “Decreto Salvini” sulle carte d’identità

Nella foto, da sinistra: Vincenzo Miri, Federica Tempori, Mario di Carlo e Tommaso Mauro

«All’esito di un giudizio avviato dalle associazioni Rete Lenford e Famiglie Arcobaleno il Tribunale di Roma ha dato ragione a una coppia di mamme, che, nella carta d’identità della propria bimba, rifiutava di vedere scritto la dicitura “Padre e madre”: il Ministero dell’interno, infatti, è stato condannato a emettere la carta di identità con la dicitura “Genitori”, che rappresenta correttamente tutte le famiglie».

Così due tra le più rappresentative associazioni a difesa dei diritti LGBTI hanno annunciato un’importante vittoria in sede giudiziaria. La vicenda trae origine dal decreto emanato il 31 gennaio 2019 dall’allora Ministro dell’interno Matteo Salvini, con cui era stata modificata la dicitura da indicare sulle carte di identità elettroniche rilasciate a persone minorenni relativamente ai campi contenenti i nominativi delle persone esercenti la responsabilità genitoriale: non più “Genitori” ma “Padre e madre”, anche nei casi di famiglie composte da due mamme o da due papà.

La famiglia è stata assistita dall’Avv. Vincenzo Miri dello Studio legale Confortini, Presidente di Rete Lenford, e dall’Avv. Federica Tempori dello studio Legale Mazzarri–Tempori–Manzi, socia di Famiglie Arcobaleno, che hanno assistito la coppia di mamme.

Questo importante risultato è stato ottenuto anche grazie ad un gruppo di lavoro all’interno di Rete Lenford, composto da diversi professionisti e coordinato dal socio Avv. Mario Di Carlo, presidente di EDGE e partner dello Studio legale Ristuccia Tufarelli, e dal socio Avv. Tommaso Mauro, partner dello Studio legale PANETTA, che già nella fase di discussione del decreto ministeriale si era da subito attivato per analizzare le criticità giuridiche del nuovo provvedimento, anche in punto di diritto alla protezione dei dati personali.

Nella propria ordinanza, il Giudice capitolino ha ripreso le osservazioni contenute negli atti delle ricorrenti, richiamando proprio i principi di minimizzazione ed esattezza di cui all’art. 5 del Regolamento (UE) 679/2016 sulla protezione dei dati personali e, in generale, il dettato dell’art. 8 della CEDU, allineandosi così anche al parere reso dal Garante per la protezione dei dati personali, che già nel 2018 aveva evidenziato le criticità del c.d. “Decreto Salvini” proprio dal punto di vista della normativa sulla privacy.

È possibile consultare il testo dell’ordinanza del Tribunale di Roma al seguente link.

Nella foto, da sinistra: Vincenzo Miri, Federica Tempori, Mario di Carlo e Tommaso Mauro

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