Written by 10:45 Il Sole 24 Ore, Media

La portabilità dei dati non è un diritto senza limiti

Il caso di una start up contro Google. Trasparenza e portabilità non possono contrastare con la libera iniziativa economica delle imprese.

di Rocco Panetta

Ormai da anni è noto l’intreccio che esiste tra il tema della protezione dei dati personali e quello della concorrenza, connesso all’uso di questi dati sul mercato. La dimensione della data economy investe a pieno il perimetro di operatività di ogni realtà economica, produttiva, sociale e di questo sono consapevoli le Autorità di regolazione, ancora più del legislatore.

Già nel 2020, le Autorità garanti della Protezione dei dati (Garante), della Concorrenza e del Mercato (Agcm) e delle Comunicazioni (Agcom), pubblicarono una indagine conoscitiva sui Big Data, certificando questa stretta connessione tra queste discipline, derivando dalla circostanza acclarata che oggi chi ha in mano i dati ha in mano il mercato, e forse anche diverse forme di potere.

I fatti

Non bastassero i tanti esempi che hanno visto protagonista la Commissione europea nei confronti di molte delle Big Tech, nonché la recente (e quantomai veloce) approvazione dei nuovi regolamenti europei per tentare di regolare i mercati, il Digital Markets Act e Digital Services Act, degno di nota è il provvedimento dell’Agcm che annunciava l’avvio delle indagini nei confronti di Google per abuso di posizione dominante nella portabilità dei dati.

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