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DSA e DMA, strumenti chiave per correggere i limiti del GDPR: ecco perché

Gli strumenti del GDPR finora non sono bastati per regolare il mercato digitale dei big. Per questo il nuovo sistema del DSA e del DMA, con un ruolo più protagonista della Commissione, potrebbe essere quella soluzione che si attendeva, e che un giorno potrebbe essere la chiave per “aggiustare” il GDPR

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di Rocco Panetta

Il 6 luglio 2022, alla seduta plenaria del Parlamento europeo a Strasburgo, sono stati votati a larghissima maggioranza i tanto attesi Digital Services Act (DSA) e Digital Markets Act (DMA), che imporranno un quadro normativo inedito per le grandi piattaforme online. Se il DMA si applica solo a queste infatti, il DSA si applica a tutte, ma con previsioni ad hoc solo per le very large online platform (VLOP) e search engine (VLOSE). In due parole, Big Tech attuali e del futuro.

Queste due norme arrivano a tempo di record e aggiornano un impianto normativo che finora non faceva differenze tra piccole, medie e grandi imprese, limitandosi a dettare regole uniformi per tutti, con talune differenze solo tra soggetti pubblici e privati. È pur vero che da tempo, ormai, quella vecchia distinzione non funziona più. Con la rivoluzione iniziata nei primi anni 2000 e la crescita costante delle dot com, alcune di queste imprese, conosciute appunto come Big Tech o GAFAM (Google, Amazon, Facebook, Apple, MIcrosoft) sono andate oltre la definizione di “grandi”.

Come regolare dunque delle realtà dai confini sterminati? Anzitutto non demonizzandolema migliorando le intuizioni e raddrizzando le storture dell’impostazione normativa iniziata con il GDPR e poi rivista in tutto il recente pacchetto legislativo proposto dalla Commissione per regolare la data economy.

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