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Professionisti della privacy, ecco i dati per essere preparati al 2022

Il “Privacy Governance Report”, di IAPP in collaborazione con EY e EY Law racchiude dati e statistiche sull’andamento della professione e del mercato della protezione dei dati personali. Alcuni punti cruciali che emergono dal report e le chiavi di lettura per capire il presente e prepararsi al futuro

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di Rocco Panetta

Che anno è stato il 2021 per i professionisti della privacy? E quali sono le tendenze per i prossimi mesi? A tali domande offre risposta l’edizione di quest’anno del “Privacy Governance Report”, la ricerca prodotta dall’International Association of Privacy Professionals (IAPP) in collaborazione con EY e EY Law.

Si tratta di un’accurata quanto fondamentale fotografia dell’andamento della professione e del mercato della protezione dei dati personali, realizzata dalla più diffusa e autorevole organizzazione internazionale di privacy professionals, della quale chi scrive ha l’enorme privilegio di essere componente del Board of Directors e, al tempo stesso, Country Leader per l’Italia.

Il rapporto

Nelle oltre cento pagine di documento sono racchiusi dati e statistiche che ogni professionista di questo settore dovrebbe conoscere e fare propri, in modo da poter contare su direttive e punti fermi in un contesto costantemente in divenire. Basti solamente pensare ad alcuni dei principali accadimenti degli ultimi mesi. La crescente escalation delle sanzioni comminate dalle autorità privacy (da ultimo, quella record della Commission Nationale pour la Protection des Données di Lussemburgo, pari a 774 milioni di Euro), così come il proliferare di nuove leggi nazionali in materia di protezione dei dati personali (un esempio su tutte, quella cinese) sono eventi decisamente dirompenti per il mercato e la professione. Resta inoltre la variabile Covid-19, che ancora condiziona ed incide profondamente questo nostro settore (come dimostra, a livello nazionale, la recentissima presa di posizione del Garante in relazione alla possibilità per i lavoratori di consegnare una copia della certificazione verde al proprio datore di lavoro).

In questo breve articolo vorrei dunque provare ad attraversare brevemente alcuni dei punti cruciali che emergono da questo report, offrendo per ciascuno di essi una personale chiave di lettura.

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