Written by 21:13 Media, Wired Italia

La nuova direttiva europea sul copyright è realtà, ma tutti gli Stati sono in ritardo

La Commissione Europea pubblica le linee guida sul contestato articolo 17, ma ci sono ancora alcuni punti poco chiari.

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di Vincenzo Tiani

Il 7 giugno è entrata in vigore a tutti gli effetti la direttiva europea sul copyright, la 790 del 2019. A lungo discussa sui giornali come il centro della battaglia tra autori ed editori contro le big tech per avere da questi una equa remunerazione, andrà ad aggiornare la legge italiana sul diritto d’autore (numero 633 del 1941). I principali nodi della direttiva sono il nuovo diritto connesso riconosciuto agli editori dei giornali per pubblicare i link alle proprie notizie (articolo 15) e l’obbligo per i le grandi piattaforme che ospitano contenuti protetti dal copyright di compiere i “migliori sforzi” per ottenere delle licenze dai detentori dei diritti per poterli ospitare (articolo 17).

In concreto YouTube, Vimeo, SoundCloud, Facebook e altri, dove gli utenti possono caricare musica e filmati protetti dal copyright, devono ottenere da Universal, Sony, Warner, Netflix, Disney e affini una licenza d’uso per i loro contenuti e una sorta di database delle loro opere, che servirà per fare il confronto in tempo reale ogni volta che un utente vorrà caricare uno di quei contenuti online. In pratica è quello che succede già da anni con la tecnologia content id di Google su YouTube. Se un video viola il copyright viene eliminato oppure, per scelta dell’editore, la sua monetizzazione sarà indirizzata dal canale dell’utente direttamente all’editore.

Falsa partenza

Approvata nel marzo 2019 a Strasburgo, la direttiva, non essendo un regolamento europeo che per sua natura è si applica automaticamente, ha dovuto affrontare un iter per essere recepita negli ordinamenti nazionali. L’Italia ha dato il via libera alla legge delega ad aprile ma mancano all’appello ancora i decreti attuativi, che sono parte fondamentale della norma e sono attualmente in bozza.

L’Italia non è l’unica però ad essere in ritardo visto che, secondo quanto riportato da Communia, soltanto la Germania è già in regola, avendo anche organizzato un sufficiente dibattito pubblico sul tema. I Paesi Bassi e l’Ungheria sono arrivate prime ma senza particolari adattamenti rispetto al testo originale. La Francia era partita subito con i lavori ma ha implementato solamente alcune parti della direttiva. Anche se la pandemia ha giocato un ruolo importante in questo ritardo, i numeri non sono confortanti e la fretta dettata dal fatto di essere fuori tempo massimo potrebbe portare alla pubblicazione di un testo che non tenga conto di tutti gli interessi in gioco. Non tanto quelli di editori e piattaforme, in questi anni ampiamente ascoltati, ma soprattutto quelli degli utenti. 

Le nuove linee guida sull’articolo 17 

Venerdì 4 giugno, a tre giorni dall’entrata in vigore della direttiva, la Commissione ha pubblicato le tanto attese linee guida sull’articolo 17, uno dei più controversi. Perché di fatto il modo per limitare il caricamento di contenuti senza permesso è quello di adottare dei filtri come il content id, che però non è in grado di rilevare le eccezioni previste dalla direttiva, come il diritto di citazione, critica, cronaca, satira e parodia. Che succede se uno youtuber vuole commentare un film o il pezzo di un telegiornale riproducendo un minuto di video di quel film o telegiornale? Se fosse bloccato dall’algoritmo in automatico il suo diritto fondamentale alla libera espressione non sarebbe garantito.

La direttiva ci dice che se la piattaforma ha ottenuto una licenza dal detentore dei diritti, quella coprirà anche gli usi che non siano commerciali o non portino a ricavi economici significativi. In caso contrario la piattaforma sarà ritenuta responsabile per l’illecito caricamento, salvo dimostrare di aver fatto il possibile per trovare un accordo con i detentori dei diritti, non rendere disponibili le opere online e agire velocemente dopo la segnalazione. Su questo e altri temi in sospeso finalmente si è espressa la Commissione.

I punti chiave della direttiva

Per quanto riguarda la copertura per l’uso da parte degli utenti uno dei dilemmi riguarda l’ammontare del ricavo significativo. La Commissione ha detto che la valutazione sarà fatta caso per caso e che gli Stati non possono prevedere dei limiti quantitativi. 

Le piattaforme, invece, non dovranno ricercare attivamente tutti i detentori dei diritti ma dovranno aver preso contatti con le grandi società di intermediazione, come la Siae. Gli Stati sono sollecitati s creare un registro dei detentori dei diritti, per facilitare. Se le piattaforme si rifiuteranno di concludere accordi ritenuti equi tra le parti, potrebbero essere ritenute responsabili in caso di violazione da parte dei loro utenti. Sarà un giudice a stabilire l’equità dei patti. Dal canto loro invece i detentori dei diritti non sono obbligati a stringere un accordo. È noto, per esempio, che alcune televisioni in Italia non vogliono avere i propri video su YouTube, avendo sviluppato la propria piattaforma proprietaria. 

Senza accordo le piattaforme non saranno responsabili se non avranno ricevuto dai detentori dei diritti il database con le opere da tutelare. Per esempio: se una tv italiana non vuole che i suoi programmi stiano su YouTube, YouTube non sarà responsabile se quella stessa tv non avrà fornito l’elenco dei programmi televisivi che non devono essere caricati. Per quanto riguarda le tecnologie da usare queste non si possono elencare nella legge ma allo stato dell’arte vanno dalle più evolute di fingerprinting (come il content id) ai watermark, ai metadata, alle keywords. Quanto più grande sarà la piattaforma quanto più avanzata sarà la tecnologia da implementare, sempre in una valutazione caso per caso.

Le garanzie per gli utenti

Punto nodale riguarda proprio le eccezioni per gli utenti. Il rischio è che la piattaforma, nel dubbio, preferisca rimuovere un contenuto e vedersela con un utente anziché con il beneficiario del copyright, con un rischio di eccessiva censura a danno della libertà d’espressione.  Secondo la Commissione non potrà farlo perché la verifica ex post non potrà essere la norma salvo che non si tratti di “chiare violazioni”.In tutti gli altri casi il contenuto dovrebbe poter andare online, salvo che il detentore di diritti non lo segnali. 

I criteri per capire se si tratti di una “chiara violazione” possono essere la durata del contenuto usato paragonata a quella del video, l’intensità delle modifiche, l’eventuale danno economico al titolare del copyright. Ci sono case di produzione che non hanno problemi a far utilizzare i trailer dei propri film agli youtuber che fanno recensioni, visto che ne amplificano la visibilità, mentre altri lo vietano, probabilmente per mantenere una esclusiva o per controllare le critiche. Spetterà al detentore dei diritti indicare alla piattaforma cosa costituisce una chiara violazione. Nei casi in cui poi ci sia il rischio di un grave danno economico e il fattore tempo sia fondamentale, come per le partite di calcio in diretta tv o i film appena usciti, la piattaforma potrebbe procedere anche alla revisione di un moderatore in carne e ossa prima che il contenuto sia eventualmente caricato. È per questo che alcuni commentatori, come l’ex europarlamentare Julia Reda del Partito Pirata tedesco, ritengono che questa sia una scappatoia, che permetterà ai detentori dei diritti di affermare che ogni uso costituisce una chiara violazione o rechi loro un grave danno economico.

Di nuovo c’è che se non si tratta di un contenuto chiaramente in violazione, questo potrà stare online anche dopo che il detentore dei diritti avrà chiesto alla piattaforma una verifica. E se il contenuto sarà rimosso, l’utente potrà chiedere una verifica e il ricorso a un meccanismo stragiudiziale gratuito. Il controllo dovrà essere effettuato in breve tempo, anche se ancora una volta non c’è una regola fissa.

Da ultimo bisogna ricordare due circostanze importanti. La prima che queste linee guida non hanno potere vincolante per gli Stati. La seconda è che a breve la Corte di giustizia ruropea si pronuncerà proprio sulla validità dell’articolo 17, che la Polonia ha contestato.  Resta ora da vedere se l’Italia e gli altri Paesi terranno in considerazione le linee guida della Commissione, nonostante la tardiva pubblicazione e l’attesa pronuncia della Corte. La stessa Commissione ha dichiarato che queste linee guida potrebbero essere modificate in futuro, anche in vista della sentenza.

Originariamente pubblicato su Wired Italia
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