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Panetta: “Nelle imprese e nelle PA serve un doppio livello di competenza e responsabilità”

L’intervista di Mila Fiordalisi, direttrice di CorCom, a Rocco Panetta

Nelle pieghe della lunga analisi che è stata fatta dall’Autorità troviamo molte conferme di orientamenti già emersi in passato, oltre a qualche importante stoccata al malcostume della serialità eccessiva degli incarichi da Data Protection Officer, con addirittura alcuni soggetti che superano le centinaia e centinaia di incarichi a costo irrisorio verso pubbliche amministrazioni operanti su tutto il territorio dello Stato. Tra i molti aspetti affrontati da questo documento di indirizzo merita infatti menzione speciale anche la messa a fuoco del tema dei compensi”. Con queste parole l’avvocato Rocco Panetta, tra i massimi esperti anche a livello internazionale di diritto delle nuove tecnologie e avvocato della data economy, oltre che Data Protection Officer (Dpo) esterno di grandi imprese e gruppi di società, commenta in una intervista con CorCom la pubblicazione, da parte dell’Autorità Garante per la protezione dei dati personali, del Documento di indirizzo su designazione, posizione e compiti del Dpo o Responsabile della protezione dei dati (Rdp) in ambito pubblico.

Avvocato Panetta, pochi giorni fa l’Autorità Garante è intervenuta con un importante documento di indirizzo dedicato al Dpo in ambito pubblico. Qual è il significato di questo provvedimento?

È un provvedimento molto importante e anche estremamente atteso. Sulla questione del Ddpo, in particolare in ambito pubblico, si erano già espresse alcune corti nazionali – ricordiamo, tra tutte, la pronuncia del Tar Friuli Venezia Giulia del 2018 e quella del Tar Puglia del 2019, oltre alla Corte dei Conti – e anche a livello internazionale, dopo i primi interventi dell’European Data Protection Board, certe autorità straniere hanno iniziato a prendere posizione sul tema – penso, ad esempio, alla pronuncia della Dpa belga sul Dpo in conflitto di interessi in un’azienda. Si aspettava dunque con impazienza anche un pronunciamento quadro da parte del nostro Garante. Nelle pieghe della lunga analisi che è stata fatta dall’Autorità troviamo molte conferme di orientamenti già emersi in passato, oltre a qualche importante stoccata al malcostume della serialità eccessiva degli incarichi da Data Protection Officer, con addirittura alcuni soggetti che superano le centinaia di incarichi verso pubbliche amministrazioni operanti su tutto il territorio dello Stato. Tra i molti aspetti affrontati da questo documento di indirizzo merita poi certamente menzione anche la messa a fuoco del tema dei compensi. In generale, dunque, non può che darsi un giudizio positivo all’intervento del Garante (anche se forse qualche cosa in più si sarebbe potuta dire).

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